Tempio dei Dioscuri

Le tre colonne solitarie che si possono vedere al Foro Romano sono tutto ciò che rimane del Tempio dei Dioscuri, anche detto Tempio dei Càstori.

Il tempio era dedicato agli eroi gemelli Castore e Polluce, figli di Leda, regina di Sparta, e Giove. Castore era mortale mentre Polluce era immortale. La leggenda vuole che quando Castore morì, Polluce chiese al padre di renderlo mortale per poter riunirsi al fratello. Zeus lo esaudì e fece in modo che i due tornassero alla vita alternativamente, un giorno ciascuno. Furono inoltre posti nella costellazione dei Gemelli.

Tito Livio racconta che durante la battaglia intrapresa da una reazione anti tirannica diretta dall’oligarchia patrizia contro l’ultimo Re, l\’etrusco Tarquinio il Superbo, combattuta nel 499 a.C. sul Lago Regillo nei pressi di Tuscolo, nel momento di maggiore difficoltà dei patrizi sopraggiunsero due cavalieri, Castore e Polluce, i quali accompagnarono i romani alla vittoria. A seguito di quella battaglia il senato dedicò a quei cavalieri un tempio, che in una ricostruzione successiva, è ancora possibile vedere nel Foro Romano.

La scelta di porre il tempio nel cuore politico della nuova Roma repubblicana non era casuale, ma rispondeva a un’ideologia ben precisa. Si trattava di una firma urbanistica dell’aristocrazia Romana che suggellava la riappropriazione dell’area del Foro, area che sin da epoche più antiche era il centro delle attività giuridiche e legislative dell’Urbe. I Castori furono scelti come divinità tutelari della nobiltà perché erano due come i consoli e ben rappresentavano la duplicità del comando che sostituiva il potere personale di un Re.

Anche la posizione urbanistica del tempio è importante: l’edificio si trova allo sbocco del Vicus Tuscus, la strada che collegava il foro con l’area commerciale sul Tevere, area che i Re Tarquini avevano eletto centro dei loro interessi economici. Il tempio veniva cosi a essere una sorta di barriera ideologica verso il passato e un monito per chiunque entrasse in città, la monarchia era finita da appena tredici anni e poteva pericolosamente ritornare, ma due cavalieri divini erano disposti a impedire questo ritorno. Se Tarquinio il Superbo aveva ultimato la costruzione del tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio, a ulteriore contrasto ora la nobiltà costruiva un tempio in pianura.

Questi significati, queste contrapposizioni dialettiche fra il vecchio e il nuovo, sono chiare per chi studia la storia urbanistica della città antica, ma dovevano esserlo ancora di più per i contemporanei.

Le tre colonne corinzie del tempio dei Castori svettano nel foro Romano dall’epoca dell’imperatore Tiberio. A differenza delle colonne di molti altri templi della città che sono cadute e hanno avuto bisogno di essere rialzate, queste sono rimaste in piedi sin dall’antichità, e caratterizzarono finanche dal medioevo il panorama di quest’area della città.

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